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Ofelia
è il mio primo cane, quindi non vi aspettate che sia obiettiva...
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Giovanna
mi è subito sembrata la padrona ideale: di aspetto sano,
senza tanti grilli per il capo (tipo test di Campbell o
cose del genere), mi è venuta incontro scodinz...ehm facendomi
le feste. E' stato in quel momento che mi sono detta: voglio lei!
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Non che
avessi le idee molto chiare in fatto di cani, sapevo solo che
ne volevo uno, di che razza fosse non mi importava molto. Fu così
che sfogliando La Pulce, tra una capretta tibetana e un
maialino vietnamita trovai l'annuncio che faceva per me...
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Giovanna
è una padrona speciale, per cui non aspettatevi da me un
giudizio imparziale. Nonostante avesse letto un sacco di libri
sui cani, educarla è stato uno scherzo. Pensate che in
meno di una settimana dal mio arrivo a casa sua ero già
riuscita a trasferire la mia cuccia dal garage alla cucina di
casa, e nel giro di qualche giorno avevo ottenuto il completo
controllo di camere e salotto. E tutto questo senza dover abbaiare
neanche un po'!
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Nonostante
tutto quello che si sente dire su questa razza, educare Ofelia
è stato un piacere. E' necessario però usare qualche
piccolo accorgimento. Ad esempio, mai richiamarla quando sai già
che non ti obbedirà (ho ridotto i comandi a quelli essenziali
come "andiamo" quando lei è già alla porta, oppure
"vieni" quando ho la ciotola in mano). Adeguare il mio passo al
suo trotto è stato decisivo per insegnarle a non tirare
al guinzaglio (con tutti gli effetti benefici che derivano da
una corsa a rotta di collo). Su un unico punto sono stata tassativa:
mai dormire fuori la notte. Anche adesso che Ofelia ha dieci anni
suonati preferisce la quiete della sua cameretta piuttosto che
passare la notte chissà dove.
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Come
dicevo, Giovanna si diletta a leggere libri sui cani e da qualche
tempo frequenta anche un noto addestratore (Anubi ce ne scampi!).
Ma tutto questo non mi ha mai creato grossi problemi. Insegnarle
la condotta è stato un gioco da ragazzi. E' bastato tossicchiare
un po' ogni volta che dava una tirata al guinzaglio, per ritrovarmela
subito alla zampa (questo esercizio funziona meglio se lo mettete
in pratica in prossimità di qualche passante). Insegnarle
il richiamo ha richiesto un po' più di tempo, e ancora
oggi qualche volta si confonde, e si ferma ad aspettare, quasi
come fossi io a dover andare da lei.
Anche il gioco è importante: non siate sempre voi a correre
dietro al legnetto, lasciate ogni tanto che siano loro a riportarvelo!
Insomma, l'avrete capito, io non sono per i metodi coercitivi:
con un po' di pazienza e una ferrea volontà si ottiene
tutto.
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