nome: Ofelia 
data di nascita: 19 ottobre 1992 - pedigree
hobby: nuoto, agility 
segni particolari: toppa arancio sull'occhio destro 

Ofelia è il mio primo cane, quindi non vi aspettate che sia obiettiva...
 
Giovanna mi è subito sembrata la padrona ideale: di aspetto sano, senza tanti grilli per il capo (tipo test di Campbell o cose del genere), mi è venuta incontro scodinz...ehm facendomi le feste. E' stato in quel momento che mi sono detta: voglio lei!
Non che avessi le idee molto chiare in fatto di cani, sapevo solo che ne volevo uno, di che razza fosse non mi importava molto. Fu così che sfogliando La Pulce, tra una capretta tibetana e un maialino vietnamita trovai l'annuncio che faceva per me...
Giovanna è una padrona speciale, per cui non aspettatevi da me un giudizio imparziale. Nonostante avesse letto un sacco di libri sui cani, educarla è stato uno scherzo. Pensate che in meno di una settimana dal mio arrivo a casa sua ero già riuscita a trasferire la mia cuccia dal garage alla cucina di casa, e nel giro di qualche giorno avevo ottenuto il completo controllo di camere e salotto. E tutto questo senza dover abbaiare neanche un po'!
Nonostante tutto quello che si sente dire su questa razza, educare Ofelia è stato un piacere. E' necessario però usare qualche piccolo accorgimento. Ad esempio, mai richiamarla quando sai già che non ti obbedirà (ho ridotto i comandi a quelli essenziali come "andiamo" quando lei è già alla porta, oppure "vieni" quando ho la ciotola in mano). Adeguare il mio passo al suo trotto è stato decisivo per insegnarle a non tirare al guinzaglio (con tutti gli effetti benefici che derivano da una corsa a rotta di collo). Su un unico punto sono stata tassativa: mai dormire fuori la notte. Anche adesso che Ofelia ha dieci anni suonati preferisce la quiete della sua cameretta piuttosto che passare la notte chissà dove.
 
 
Come dicevo, Giovanna si diletta a leggere libri sui cani e da qualche tempo frequenta anche un noto addestratore (Anubi ce ne scampi!). Ma tutto questo non mi ha mai creato grossi problemi. Insegnarle la condotta è stato un gioco da ragazzi. E' bastato tossicchiare un po' ogni volta che dava una tirata al guinzaglio, per ritrovarmela subito alla zampa (questo esercizio funziona meglio se lo mettete in pratica in prossimità di qualche passante). Insegnarle il richiamo ha richiesto un po' più di tempo, e ancora oggi qualche volta si confonde, e si ferma ad aspettare, quasi come fossi io a dover andare da lei.
Anche il gioco è importante: non siate sempre voi a correre dietro al legnetto, lasciate ogni tanto che siano loro a riportarvelo!
Insomma, l'avrete capito, io non sono per i metodi coercitivi: con un po' di pazienza e una ferrea volontà si ottiene tutto.